Ci hai fatto caso? Passiamo ore a scorrere e scrollare, con gli occhi rivolti a uno schermo.
Lo facciamo la mattina appena svegli, in metropolitana, persino negli spazi tra un paziente e l’altro (sì, noi psicologi non siamo immuni).
Guardiamo foto di vacanze da cinema, leggiamo opinioni polarizzate, accumuliamo nozioni le cui fonti, peraltro, non sempre ci sono chiare.
Eppure, alla fine della giornata, capita di avvertire una strana sensazione: come se avessimo consumato tantissimo mondo senza averlo sfiorato davvero.
Se c’è un invito che oggi risuona più urgente che mai, è quello celebre di Edmund Husserl:
«Zu den Sachen selbst!» – Tornare alle cose stesse.
Ma cosa significa, concretamente, in un’epoca in cui la realtà è quasi ininterrottamente mediata da schermi?
Husserl parlava di Lebenswelt, il mondo della vita.
È il mondo dell’esperienza vissuta, quello in cui ciò che ci accade non è astratto, ma presenza fisica con cui entriamo in relazione. Il Lebenswelt è fatto del profumo del caffè che sale, del peso della borsa sulla spalla, del tono di voce incrinato di una persona seduta di fronte a noi.
La dimensione digitale opera nell’esatto opposto: una costante astrazione. Sullo schermo tutto si appiattisce. Le relazioni si riducono a messaggi istantanei privati di corpo, sguardo e respiro.
La conoscenza diventa saturazione cognitiva e la nostra attenzione viene costantemente frammentata. Viviamo in una perenne stimolazione che, paradossalmente, anestetizza i nostri sensi reali. Dimenticandoci, però, che abbiamo un corpo!
Nella prospettiva fenomenologica, il corpo non è semplicemente un oggetto biologico in nostro possesso.
Il corpo è vivo, senziente, il luogo stesso attraverso cui facciamo esperienza del mondo e degli altri. Noi siamo il nostro corpo.
Se noi siamo il nostro corpo, allora ogni volta che viviamo con di fronte uno schermo, stiamo letteralmente lasciando andare un pezzo di noi stessi.
Per questo, riscoprire il corpo vivo non è un semplice esercizio di benessere: è un atto di resistenza. Significa scegliere di non farsi disincarnare per tornare ad abitare l’unico luogo in cui la vita accade davvero: il qui ed ora della nostra esperienza sensibile.
Posiamo il telefono. E torniamo, finalmente, alle cose stesse.
Giorgia
da questo preciso istante, con lo schermo spento.




